|
![]() ![]() |







![]() |
![]() Santino nasce a Milano e sin da adolescente incomincia la sua avventura musicale insieme ad Gerry e Giorgio, amici d'infanzia, al centro sociale comunale di zona QT8. Nel centro oltre alla biblioteca e un tavolo da ping pong, insegnava il maestro di musica Marco Ravelli, al quale molti, oggi, sono ancora riconoscenti. I fratelli, Gerry e Giorgio Manzoli, sarebbero poi diventati Gerry Bassista de I Camaleonti e Giorgio, sax tenore de I Ragazzi della via Gluck. Tra le comuni conoscenze comparve Rciki Maiocchi. Così nascevano i primi Camaleonti. Santo faceva le sue prime esperienze con i fratelli Cafagna, Nino e Tommaso, in seguito assieme ad Angelo diventarono I Generali con Ricki Maiocchi. Le prime esperienze furono, come a tutti capita a volte deludenti a volte eccitanti. Santo viene richiesto, prima da Kim Arena per due anni circa nella Kim Jones Blues Band che poi diventarono i famosi Passengers e poi con Jo Fedeli. Una volta riunito il gruppo I Generali, Santo era al culmine della sua carriera artistica; tra i locali piu frequentati per esibirsi: il Piper, il Bang Bang, Santa Tecla, Roxy Bar. Finita l’era quei favolosi anni 60, ormai sposato e con figli, Davide e Alessandra, (autori del presente sito), Santo prova a suonare con un gruppo di giovani, La quinta marcia (4 musicisti che trovarono in Santo la quinta marcia), Geppe Caselli, Giorgio Gallo, batterista poi diventato famoso con Jo Squillo, Dario Buzzi di cui ho perso le tracce e Pasqualino. Dopo circa due anni di continue prove la prima serata è stata un successo, nientemeno che al Piper; il titolare ricordandosi di me mi diede l’accoasione di proporre una serata con il nuovo gruppo, da li siamo partiti ancora per una nuova avventura. Dopo tanti anni si troverà a lavorare con Tommaso Cafagna e con l’orchestra di Wilma de Angelis. Negli ultimi anni novanta suona come bassista e alle volte solo cantante con una band tra cui spiccavano grandi nomi della musica, Giorgio Manzoli ex Ragazzi della via Gluck, Lino Rossi ex trombonista della Rocky Roberts Band, Gilberto Zilioli ex New Dada, ex Giganti, insomma tutti grandi amici. Ora suona in locali di prestigio ed ha avuto il privilegio di esibirmi per personaggi famosi attuali tra i quali: Paolo Bonolis, Gerry Scotti, Ezio Gregio, Fabio Fazio, Marco Balestra, e tanti altri. Le mie performance, molteplici ed accurate, spaziano tra musica d’ascolto piano bar e serate danzanti, dal blues al pop rock, dai latino americani ai ballabili anni 60. ![]() Per informazioni, prenotazioni e richiesta di semplici informazioni potete inviare una e-mail al seguente indirizzo elettronico: santo@santoweb.net Se invece volete direttamente parlare, chiamate il: +39 338 2179712 ![]() Naturalmente la prima curiosità riguarda i vostri inizi: come si sono formati I Generali? Come mai avete scelto questo nome? Avete usato altri nomi prima di questo? Noi ci siamo conosciuti da piccoli perché eravamo vicini di casa, abbiamo studiato musica insieme e prima di usare questo nome ci siamo chiamati "Gli Uragani", eravamo poco più di bambini, circa 14 anni. Con Riki ci siamo chiamati i "Generali" perché avevamo fatto fare una divisa simile ai Camaleonti, però di colore nero, e siccome le divise avevano le spalline dorate mi è venuto in mente di chiamarci cosi, in quanto ricordavano quelle di un alto ufficiale, e quindi ci siamo promossi sul campo. Eravate già appassionati di musica? Che generi ascoltavate? Direi di si, e ascoltavamo tutti quanti i generi, i miei amici, che erano i tre fratelli Tommaso, Nino e Angelo Cafagna, avevano gusti abbastanza simili; loro sono arrivati al blues progressivamente intanto che la musica in Italia si evolveva, io invece, amavo il blues da quando avevo 6 anni, la mia prima canzone, che cantavo di continuo, era "Only You" dei Platters. Qual era il vostro rapporto con la musica, eravate già professionisti dei vostri strumenti o tutto è nato assieme al complesso? Direi che con la musica siamo cresciuti insieme, parlo anche a nome degli altri Generali e soprattutto amici per la pelle, gli strumenti per noi erano un susseguirsi di strumenti secondo le nostre possibilità, pagandoli anche a rate, ma credo che da giovanissimi avevamo già il meglio; io personalmente quando agli inizi suonavo la chitarra, avevo la Fender Stratocaster, credo la terza o la quarta in Italia. Qual era il vostro rapporto col movimento beat, eravate in qualche modo influenzati o collegati con esso? Sai in quel periodo non si sapeva se ne eri influenzato o se facevi parte di un movimento, era qualcosa tra la musica e l'evoluzione sociale, noi ne facevamo sicuramente parte. Immagino che, come molti altri complessi abbiate iniziato con concerti studenteschi o in locali, puoi raccontarci qualcosa di questa fase, quale musica sceglievate e come era accolta? All'inizio noi, come tutti coloro che iniziavano in quegli anni, provavamo molto in cantina, e quando qualcuno, attirato dalla musica, veniva ad ascoltarci meglio da vicino, quella era gia una grossa soddisfazione per noi. Poi andavamo a suonare gratis nelle balere per farci un po' di esperienza. Poi ognuno di noi è andato a suonare con altri, poi eravamo ancora insieme e così via. Riki Maiocchi l'abbiamo conosciuto così, nella sala prove dove imparavamo a suonare e dove a turno facevamo le prove, Riki suonava la batteria e cantava poi c'erano i fratelli Manzoli, miei compagni alle elementari (abitavamo tutti nello stesso stabile). C'era Gerry che suonava il basso (poi sarebbe entrato nei Camaleonti), Giorgio il sax (poi è andato con i Ragazzi della via Gluck) poi c'era un certo Ezio alla chitarra e questo era un gruppo, si chiamavano Le Ombre e andarono successivamente a suonare con Augusto Righetti. Qualche domanda sul personaggio Riki Maiocchi si impone, Come si sono incrociate le vostre strade, come siete diventati il suo complesso dopo i Camaleonti? Come l'abbiamo conosciuto è già spiegato nella precedente risposta, ci conoscevamo da sempre e lui aveva molta stima di noi, perché eravamo, credo, tra i pochi che facevano cover degli Animals o dei Vanilla Fudge, quando Riki ha lasciato i Camaleonti, noi suonavamo al Santa Tecla, allora il tempio della musica a Milano, ed eravamo in più gruppi, tra gli altri c'erano gli Epoca 70 poi divenuti i Ragazzi della via Gluck, Paki & Paki e altri. Ci alternavamo tra il "Parco delle rose" dove insieme a noi suonava Demetrio Stratos, poi andato con i Ribelli, il Paip's e così via. Per un breve periodo con noi ha suonato anche Mario Lavezzi al "Roxy Bar". Com'era Riki Maiocchi al di fuori del personaggio pubblico di cantante di successo? Molte testimonianze parlano di un ragazzo di grande umanità. Si, Riki davanti agli altri era il personaggio che doveva essere ma quando eravamo in intimità tra di noi era giocherellone e molto generoso e umile. Mi ricordo ancora quando siamo entrati in un negozio di strumenti musicali e con i soldi di una ricca serata ha comprato un organo Hammond C3 che all'epoca era uno strumento che avevano solamente grandi gruppi internazionali. Maiocchi, sotto la "regia" di Mogol, è stato nel '67 il principale portabandiera della "linea verde", con canzoni come "Uno in più", cosa pensavate di questa svolta? Si sapeva che prima o poi qualcuno si faceva portavoce di importanti messaggi sociali, ma non pensavamo che Riki insieme a Mogol e Battisti avessero questo dono nascosto. Qualche episodio significativo o curioso dei vostri tour con Maiocchi? Sai episodi ce ne sono stati molti, la cosa più concreta era che noi prendevamo molto sul serio il nostro ruolo, di solito cercavamo solo di essere puntuali avere montato tutto correttamente, i microfoni le accordature strumentali erano cose che facevamo in prima persona pur avendo a disposizione due tecnici. Ricordo le serate quando ci incontravamo a qualche tour con Claudio Lippi e il suo gruppo, allora sì che succedeva di tutto. Torniamo ai Generali e alla vostra esperienza discografica. Come è nata "La vita è una battaglia", chi l' ha composta e quanto è stato difficile o facile trovare una casa discografica? "La vita è una battaglia" è stata composta da "Latino & Gial" e pensaci un po' da "Alberghino & Gial" la casa discografica era la "Recital". Nei momenti fermi dei nostri tour con Riki, facevamo registrazioni per terzi, e molti per "Angelo Camis" (Gial) che aveva una casa discografica: la "Recital" citata prima. Una volta mentre registravamo per far capire ad un cantante quando doveva entrare a tempo ho cantato io per un pezzo, Camis mi sentì e mi disse che aveva un paio di canzoni nel cassetto, il disco ha avuto un discreto successo nei juke box, poi ho saputo che negli anni 80 è stato la sigla di apertura di una trasmissione Rai per circa cinque anni, comunque è stata una esperienza piacevole. Una curiosità; il titolo è un gioco di parole e una allusione al vostro nome? Per la verità di tutto un po': la battaglia quotidiana dell'uomo per la sopravvivenza più i generali che la cantavano, credo che il titolo era azzeccato. Come è stata la promozione del disco, la casa discografica ha fatto quanto vi aspettavate? Non è stato fatto nulla di nulla; è andato in distribuzione solo sulla parola di Camis e la nostra notorietà ha fatto il resto. Una precisazione sulla formazione: è stata sempre stabile con i tre fratelli Cafagna e te, o ci sono state variazioni nel tempo? Ci sono state variazioni prima dei generali tra noi quattro, io ero stato chiamato da Kim Arena nella Kim Jones Blues Band poi divenuta con altri elementi "The Passengers" famoso gruppo internazionale, poi sono andato con "Jo Fedeli e i Corsari", per il resto sempre con loro anche dopo il ritiro dalle scene di Riki. Come avete vissuto gli anni, dal '68 al '70, di progressivo calo di interesse per i complessi italiani? Io personalmente non ho sentito questo calo anche perché eravamo impegnatissimi e facevamo serate in tutta Italia oltre che essere fissi al Piper di Milano. Dopo la fine degli anni '60 hai continuato a frequentare professionalmente il mondo della musica? Sì. Intanto anche se lavorando e avendo messo noi tutti su famiglia, abbiamo lo stesso continuato a suonare nei locali per un bel po' di anni, e poi ho collaborato per un periodo anche come addetto al mixaggio delle piste dopo le registrazioni. Maiocchi, come è noto, ha abbandonato negli anni '70 il mondo della musica per un lavoro all'Enel; siete rimasti in contatto, vi siete rincontrati in qualche occasione? Lui era molto dignitoso e orgoglioso di quello che è stato e come è stato, non ci siamo più rivisti per almeno 20 anni. Poi una sera Giorgio Manzoli (fratello di Gerry dei Camaleonti), ad un nostro compleanno (lui il 16 ed io il 17 luglio) mi ha fatto una sorpresa, mi ha portato in un ristorante dove credevo fossimo soli e invece ho trovato una quarantina di amici tra i quali spiccava Riki, che è esploso in un pianto dirotto quando mi ha visto; da allora siamo sempre stati in contatto, fino a quando abbiamo deciso di riprendere a suonare insieme io e lui. Nel frattempo facevo e faccio piano bar suonando le tastiere, mi arrangio con qualche base e canto dal vivo. Avevamo messo in piedi un repertorio di circa 70 pezzi veramente tosti oltre ai suoi successi rivisti dal comune amico Alberto Radius, avevamo già due serate programmate, avevo già comprato il radio-microfono a cuffia e i monitor on air, tutto stabilito. Al momento della prima prova mi disse che aveva un po' di mal di gola, passati quindici giorni ritornai chiedendogli quando potevamo provare, ma lui rispose un po' evasivo, allora gli chiesi se ci aveva ripensato o avesse una band per riprendere alla grande, gli feci capire che se quello era l'intento, lo capivo perfettamente anche se ci rimanevo male, ma lui mi rispose che non c'era nessuna band che avremmo fatto solo noi due che si fidava solo di me in quanto professionalmente valido ma che aveva da fare alcuni esami clinici perché aveva sempre mal di gola… dopo pochi mesi se ne andò con la voglia ancora di cantare. Sei o siete stati coinvolti dal revival del periodo beat che è iniziato a partire dagli anni '80? Direi di no, musicalmente approfondivo sempre di più i miei sentimenti verso una musica più vera e vicino alla mia mentalità e maturità acquisita insieme a gioie e disgrazie molto gravi e sempre Giorgio Manzoli, mio caro amico d'infanzia di giochi e di musica, mi ha tirato fuori dai miei dispiaceri; abbiamo fatto una band di nove elementi con quattro fiati che ancora oggi quando ne parliamo ci vengono i brividi. Un'ultima domanda sui tuoi gusti musicali, negli anni '60 ed ora. I miei gusti musicali spaziano tra la musica classica, l'operistica e il mio amato blues che da sempre mi accompagna. Aggiungo anch'io un'ultima cosa: ho rimescolato dei ricordi a cui non pensavo più da tanti anni, questa intervista mi ha dato la forza di ripensarci e rivivere quelle fortissime emozioni che la vita mi ha dato. Quello che mi è rimasto sono gli amici di sempre Livio, Tonino, Valerio e gli altri dei Camaleonti, Giorgio Manzoli, la gioia è anche il fatto che continuiamo a suonare, per esempio lunedì 5 giugno 2006 sarò in un notissimo disco bar a Legnano, loro verranno a trovarmi, porteranno gli strumenti e come al solito faremo casino insieme, portatori sani di vera amicizia. Contattami - info@santoweb.net |
|